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La famiglia al centro dell'azione politica
Famiglia al centro - Famiglia

Ho letto il libro bianco sul Welfare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ed ho avuto la sorpresa di leggere che le priorità su cui fondare le politiche future sono due: la transizione demografica e la famiglia. Come la Famiglia, mi sono chiesto. Da quando lo Stato si è deciso a mettere la Famiglia al centro della sua azione politica?

Sono sposato da venticinque anni, ho tre figli, non mi sono mai accorto che lo Stato avesse la Famiglia, la mia Famiglia, le nostre Famiglie, al centro della sua azione. Non ho avuto nessun aiuto quando mi sono sposato, che dire della nascita dei figli, cosa ancora della infinità di spese relative, l’asilo, poi la scuola per non parlare dell’acquisto della casa, e chi ne ha più ne metta.

Penso che ciascuno di noi genitori sappia molto bene, e le ricordi tutte, quali siano le difficoltà che abbiamo incontrato noi e incontrino oggi i giovani e i nostri figli che intendono metter su famiglia.

Ho letto, dunque, che lo Stato si pone il problema di invertire la tendenza demografica negativa pensando a cosa avverrà tra alcuni anni continuando di questo passo allorché la sproporzione tra forze abili e lavorative e forze non lavorative (in senso tradizionale) sarà ancora più accentuata, e di riportarla almeno alla media di quella europea.

Ma come, sapevamo che i popoli più progrediti e più socialmente evoluti, i paesi Scandinavi, i Paesi Bassi avessero scarsissima natalità e noi, il sud dell’Europa, eravamo i terroni ignoranti e prolifici ed oggi invece dobbiamo fare sforzi per portarci al livello di natalità di quei paesi e avvicinarci alla media europea.

Ma cosa è successo per essere arrivati all’ultimo posto come tasso di natalità, assieme alla Spagna. Ben al di sotto di Francia, Germania, e, appunto Paesi del nord Europa. E’ successo quello che abbiamo sperimentato in tutti questi anni : lo Stato ha dimenticato la Famiglia e le politiche necessarie al suo sostegno e alla sua promozione. Nel libro si parla di necessità di inversione di tendenza, di investimento in politiche favorevoli alla natalità e, quindi, della necessità di inserire la Famiglia al centro dell’azione politica.

Certamente il discorso nasce come strumentale, non è ideologico, né filosofico, né morale o religioso, è un discorso di utilità sociale. E’ già qualcosa! Si prende finalmente atto che la Famiglia anche nel welfare può rivestire un ruolo ed assolvere a funzioni ormai urgenti e nelle quali l’organizzazione sociale ha fallito. Si pensi, solo per fare un esempio sotto gli occhi di tutti, alla assistenza, alla possibilità di coinvolgimento e di partecipazione intergenerazionale. Si pensa alla Famiglia come ammortizzatore sociale.

Mentre il modello sociale è ancora improntato al concetto del cosiddetto deficit model di tipo erogatorio basato sull’intervento in caso di bisogno, ci si accorge che la Famiglia può costituire l’ attore principale per la soluzione di tanti problemi e quindi alla valorizzazione della Famiglia come sistema di relazioni in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni ma anche di soluzioni, di stimoli e di innovazioni. Si pensi solo alla solidarietà e allo scambio reciproco di aiuti in ambito parentale, amicale di vicinato che riguarda il 94% dei caregiver e coinvolge tutte le fasce d’età, nel senso che tutte le categorie d’età danno e ricevono aiuti. La valorizzazione delle reti di solidarietà interfamiliare che sono capaci di coinvolgere tutti, parenti, amici, conoscenti. Sembra, purché le enunciazioni non rimangano solo belle parole, che voglia riconoscersi alla Famiglia un ruolo essenziale nella compensazione dei deficit intergenerazionali e nella costruzione della rete della solidarietà sociale.

E allora si propongono, (ma rimarranno solo proposte o effettivamente si arriverà al sostegno concreto ?),nuove politiche fiscali ( ben vengano) per adeguare il prelievo a quello europeo ove la presenza dei figli incide notevolmente sulla capacità contributiva del nucleo familiare, mentre in Italia è ancora pressoché ininfluente ( da noi circa 500 euro per una famiglia con due figli rispetto ad una senza, in Francia circa 3.000, in Germania circa 6.000) e così si pensa di introdurre un modello di fiscalità capace di assorbire una parte consistente del mantenimento dei figli; nuovi servizi per l’infanzia che consentano di attuare concretamente le misure di conciliazione tra la vita familiare e quella professionale e lavorativa di entrambi i genitori; l’introduzione di nuove misure di conciliazione tra i tempi della vita familiare e quella lavorativa; nuova politica degli alloggi che favorisca l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie.

Mi chiedo, accanto a queste misure, che se effettivamente promosse realizzate ed attuate certamente potranno dare un enorme contributo alla stabilizzazione della Famiglia e con essa della società in nuovi equilibri, non è necessario anche un sostegno formativo e culturale per una riscoperta morale della Famiglia, della sua centralità complessiva. Chi penserà ad aiutare i genitori a riappropriarsi della loro capacità educativa, della loro autorevolezza della loro forza morale per tornare ad essere sicuro punto di riferimento per le future generazioni. Chi sarà in grado di promuovere un discorso culturale sul fondamento della Famiglia naturale quale punto cardine della nostra organizzazione sociale costituzionalmente riconosciuta e garantita? Chi dovrà pensare a ciò?. Il Governo, questo governo, quale governo ? Chi dovrà farsi

promotore di una riscoperta della “cultura” della Famiglia?

Certamente è fondamentale che lo Stato faccia la sua parte per sostenerla in una ottica di nuova organizzazione sociale e di più efficaci risposte alle necessità, ma è fondamentale che gli attori di questo processo siamo noi genitori, noi Famiglie, noi che dobbiamo recuperare un più incisivo ruolo nella educazione permanente nostra e in quella delle generazioni che seguiranno. Guai ad attendere passivamente che dallo Stato ci vengano “ erogati” strumenti. Come possiamo essere noi stessi promotori e incisivi propulsori del cambiamento che sta avvenendo?

Così, per quanto ci riguarda, ci proponiamo di offrire, semplicemente, alcuni stimoli, alcune occasioni per fermarci un momentino a riflettere tra i vari impegni dai quali siamo travolti. A volte forse potremo anche incontrarci per scambiarci le nostre riflessioni, le nostre idee, darci una mano a crescere nel ruolo fondamentale che ci siamo assunti mettendo su Famiglia e generando figli. L’importante è che la Famiglia riconquisti la necessaria centralità nella società per un avvenire migliore e perché singolarmente od associati possiamo lasciare il mondo un po’ migliore. Allora avremo fatto la nostra parte, la nostra esistenza sarà stata responsabile e i nostri sacrifici di genitori e di figli non saranno stati inutili.

 

Piergiorgio Berardi

 

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